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Con brio

Mostri marini

di Silvia

Dopo una giornata di caldo asfissiante ci rinfreschiamo seduti sul molo di un pittoresco paesino di mare. Il sole è appena sparito all’orizzonte dipingendo il cielo e il mare con splendidi colori; bellezza, pace e tranquillità tutto intorno a noi e gran soddisfazione nell’anima.
Ad un certo punto ci accorgiamo che si sta avvicinando molto lentamente una grande imbarcazione: peschereccio? Nave da turisti?
Facendosi più vicino distinguiamo un panfilo (o almeno penso si chiamino così) ENORME, si avvicina sempre di più e lentamente inizia a fare soavi movimenti per attraccare proprio accanto a noi.
Ora ci sta di fronte, è grandissimo, bellissimo, scintillantissimo, di un lusso esagerato (più di Love Boat).
Mentre prosegue le sue manovre con gran classe e tranquillità penso: apparterrà ad una sola persona? E CHI può permettersi tanto?
Ad un certo punto dall’alto dell’enorme imbarcazione arrivano delle vocine gioiose, due testoline appaiono, ci salutano uscendo dalla piscina e corrono via.
È in quel preciso momento che dalle profondità del mare esce fuori un enorme mostro marino:
Aveva un muso lungo e appuntito, e sfiatava come una balena, aveva pinne lunghe e larghe,
e il suo corpo era come coperto da pelle coriacea, attorcigliato su se stesso e dalla pelle raggrinzita
. (Hans Egede)
Le squame dorate scintillano alla luna, spalanca la sua maestosa bocca e ingoia il panfilo interamente, trascinandolo con sé nel silenzio e nell’oscurità del mare.
Ce ne andiamo, conto a passi la lunghezza dell’imbarcazione: 40 metri (più o meno). Credo che nessun mostro marino, neanche quello descritto dal missionario Hans Egede, avvistato nel 1734 alle coste della Groenlandia, potrebbe mangiarsi una cosa di 40 metri.
Intanto l’imbarcazione ha terminato le sue manovre di attracco e un nugolo di turisti si avvicina incuriosito ed estasiato per mirare tanta bellezza, scattano foto come davanti al più famoso dei monumenti e sono in trepida attesa: chi sa quale beltà uscirà da tanta ricchezza!
Lungo la strada verso casa guardo il mare, in lontananza fra le increspature dell’acqua mi sembra di scorgere un luccichìo, come di squame dorate che brillano alla luna.

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